Primo Zanasi: il beatmaking e la scialability


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Primo Zanasi ospite di strettoblaster: Production Specs

Se non conosci Primo, devi incontrare Zanasi nel suo mondo.


Primo Zanasi – ve ne avevamo già detto qui con un mini-identikit in tempi non sospetti- è un galantuomo proveniente dalla morbida provincia bolognese, lì dove le colline incontrano il cielo e la pianura sfuma in una dimensione mistico-campagnola, non troppo lontana o diversa da quella in cui probabilmente si perdette Giovanni Lindo Ferretti coi suoi CCCP ai tempi di Etica, Epica, eccetera. Però non divaghiamo: il signore in questione è uno di quelli con la passione per i macchinari ritmici vintage e la dimensione di benessere nota come scialability. Un concetto che non vi spieghiamo, senza offesa.

Primo è un musicista delicato, ignoto (forse) ai più (e ai meno attenti), fa parte di una ristrettissima cerchia di avanguardia del beat-making nostrano: quella frangia che, pur apprezzando e conoscendo la lezione dilliana, non idolatra il buon Jay Dee e ne ricopia pedissequamente l’insegnamento (e le soluzioni musicali), ma sceglie strade personali, salutando riccamente le tendenze e le derive. In maniera incessante, sotto traccia, per esigenza personale prima di tutto, e per soddisfare il proprio cerchio e i pochi intimi che sanno: questo è Hip Hop maiuscolo, non dovrei neanche dirvelo, vero? Eppure…

Nel mondo in cui dobbiamo spiegare la rava e la fava, mi trovo a raccontarvi di come, nell’arco di un paio di settimane, il nostro amico Zanasi abbia pubblicato non uno, non due, non tre, ma 12 (si, DODICI) album strumentali, realizzati in un arco di tempo molto breve, intitolati con il nome di altrettanti colori, tra primari e secondari. Ognuno di questi album esiste in copia unica su musicassetta, fatevi avanti se volete comperare la collezione intera, e preparate il portafoglio.

Breakbeats grassi e loose rincorrono atmosfere rarefatte, percussioni mai banali, bassi dilatati, il funk della provincia trasportata in Nepal, rincorrendo un’utopia di benessere, in piena scialability, appunto, rotolando tra grooves caldi e sporchi, in un groviglio di fruscio sfuocato e tiepido, lo stesso un cui mi perdo adesso mentre sorrido. Non spreco aggettivi, nemmeno per hobby, e schifo la maggior parte del genere umano, ma con Primo e la sua musica mi sento una persona migliore.

Già nostro ospite in passato, per raccontare di lui abbiamo pensato di portarvelo in versione Production Specs, che scrivo mentre mi agito in un luogo non luogo, ovvero un aeroporto, e Primo mi fa compagnia in cuffia. Provatelo voi stessi, lascio la parola a lui, a voi buona lettura, see ya! – Stromberg The Host


 
Primo beat venduto/piazzato?
Venduto neanche uno, non ne ho mai ricevuto richiesta e non mi sono mai adoperato nel tentativo di farlo, inoltre sono un po’ “alla vecchia ” per certe cose, tipo: ti stimo mi stimi, facciamolo no soldi tra di noi, se arriveranno arriveranno da terzi. Ammetto che questo discorso mi viene facile per via del fatto che la musica non è ciò che riempie il mio frigo.E soprattutto perché nessuno me lo ha chiesto. Ma non credo lo farei. Dovrei stimare il rapper, ma a quel punto glielo darei sicuramente gratis. Per il piazzato invece, non ho mai fatto troppi tentativi, anche lì, ma una volta ho beccato Taiotoshi e lui ha accettato le mie musiche, ye…

Quanto ti ci è voluto per produrre qualcosa di cui fossi fiero?
Non ricordo esattamente, perché mi divertiva e mi diverte ancora talmente tanto, che ogni volta ne sono soddisfatto,per via delle sensazioni meravigliose che mi dà fare musica.

Il tuo set-up preferito per la produzione?
Uno strumento che faccia da campionatore e sequencer, un synth, e qualche effetto per strambare.

Il miglior “digging advice” che tu abbia mai ricevuto?
Purtroppo non amo i consigli, appena qualcuno mi consiglia qualcosa vado dal lato opposto, perché in un qualche modo la ritengo una “sua” scoperta, e non più una mia, e quindi non mi sentirei “unico”, come tento invece di essere….ripeto: TENTO. Ho sempre cercato di arrivare alle cose da solo, ascoltando e tentando, negli anni ho poi capito che la musica, come molte forme di creazione è più un fatto di approccio che di tecnicismi.

Il produttore, negli ultimi 3 mesi, che ti ha fatto dire: “Oh, merda, devo tornare sulle macchine”?
Spass, quando mi manda i video dei beat che non fa uscire.

Il peggior errore di produzione che tu abbia mai commesso?
Soffermarmi troppo sulle cose. Accadeva in passato, in un periodo diciamo più “formativo”, ora non che sia formato (grazie al cielo non lo si è mai completamente), però so più cosa voglio, e perdo meno tempo in finezze che non accrescono il valore aggiunto.

Una dritta essenziale per il missaggio?
Fatelo fare a chi lo sa fare, soprattutto all’inizio, per imparare qualcosa, se volete farlo voi non esagerate con plug magici, lavorate sull’equalizzazione e sui volumi. Un buon mix è quello in cui tutti gli strumenti si sentono bene.

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